Giorno 34. Verso la finale: Argentina


2403302_big-lndIl giorno della finale si avvicina velocemente. In queste poche righe che seguiranno, proveremo a tracciare un profilo dell’Argentina, una delle due squadre arrivate in fondo alla competizione, sotto tre aspetti: cammino intrapreso, assetto tattico e palmares.

di Nicola Petricca

IL CAMMINO: Quello affrontato dalla nazionale Albiceleste per arrivare all’atto conclusivo del Mondiale, è stato un cammino, sulla carta, relativamente semplice. Al di fuori dell’ultima sfida, quella avvenuta in finale con i pari livello olandesi, si può dire che l’unico avversario veramente temibile affrontato da Messi e compagni sia stato il Belgio nei quarti di finale. Tuttavia, non poche sono state le difficoltà incontrate dagli argentini, che hanno faticato più del previsto a superare ostacoli decisamente alla loro portata. In particolare, la Svizzera, incontrata agli ottavi, è stato un degno avversario, che ha tenuto botta ben oltre i 90 minuti regolamentari, riuscendo quasi a pareggiare il goal di Di María al 120esimo, con un palo colpito Dzemaili allo scadere. Molto più agevole, invece, è stato il passaggio della fase a gironi: dopo aver offerto il peggio di sé con un ignobile 5-3-2 nel primo match, contro la Bosnia, comunque vinto, l’Argentina ha cambiato volto, passando ad un 4-3-3 decisamente più congeniale alle proprie caratteristiche, che le ha permesso di chiudere in testa al raggruppamento con tre vittorie su tre incontri disputati (successo per 1-0 con l’Iran e per 3-2 con la Nigeria). Protagonisti di questo percorso vincente sono stati Messi e Di María, i veri fari di questa nazionale.

L’ASSETTO TATTICO: Come già detto, dopo aver sfoderato un più che anacronistico 5-3-2 nel primo incontro, Sabella ha cambiato pelle all’Argentina, passando ad un 4-3-3 in cui Di María ha il compito di offendere e difendere, tramutando, quindi, il modulo di base, anche in 4-2-3-1. Pedina fondamentale dello schieramento sudamericano è, ovviamente, Messi, che parte da destra, come faceva una volta nel Barcellona, per accentrarsi e liberare il proprio fantastico tiro o servire passaggi filtranti ai compagni di reparto. Compagni che sono, dopo l’accantonamento di Agüero per l’infortunio subito nella partita con la Nigeria, Higuaín e Lavezzi. Le malelingue affermano che sia stato Messi in persona a chiedere il ritorno al 4-3-3, schieramento che ne esalta maggiormente le grandi doti tecniche. Altra nota positivà, novità quasi assoluta in casa Albiceleste, è la tenuta difensiva: nella fase a eliminazione diretta, Romero ha dovuto raccogliere il pallone in rete per sole due volte e si è trattato del palloni calciati da Robben e Kuyt durante la sequenza di rigori della semifinale. Molto utile, in quest’ottica, è la posizione centrale, nei tre di centrocampo, di Mascherano, che spesso si abbassa tra i due centrali di difesa per impostare il gioco e dare maggiore libertà ai terzini, in fase offensiva, o per formare una linea arretrata a cinque, in fase difensiva.

Maradona_Pokal_1986_imagoLA STORIA: Il palmarès dell’Argentina è, sicuramente, uno dei migliori al mondo. Tanti trofei internazionali di ogni sorta hanno contribuito a rifornirlo nel corso degli anni, in particolare trofei continentali, visto che, per ben 14 volte, la Copa America si è cinta dei nastrini biancocelesti. A ciò, si aggiungono i successi in diverse altre competizioni, tra cui spicca quello nella Coppa Re Fahd, torneo giocato, nel 1992, in onore del re arabo, poi riconosciuto dalla FIFA, retroattivamente, come prima edizione della Confederations Cup. La storia della Selección nella Coppa del Mondo, invece, è colma di alti e bassi. Più bassi, che alti, a dire il vero. Infatti, al di fuori del secondo posto ottenuto nella prima edizione, quella del 1930, le cronache parlano di ben 3 fasi finali non disputate e, addirittura, 0 semifinali raggiunte prima del 1978, anno in cui, proprio in casa, gli argentini vinsero il loro primo Mondiale. Tuttavia fu un’edizione macchiata dalle polemiche: in quegli anni, nel paese sudamericano vigeva una ferrea dittatura e diversi fattori fecero pensare a pesanti favoritismi nei loro confronti, tra cui la condotta dell’arbitro durante la finale. A quella coppa alzata, comunque, se ne aggiunse un’altra a breve distanza, nel 1986, edizione resa famosa dai goal segnati da Maradona contro l’Inghilterra, ribattezzati, rispettivamente, “Mano de Dios” e “Goal del secolo”. Al di fuori di quegli episodi, la storia del Mondiale è sempre stata avara di soddisfazioni nei confronti della Selección, eliminata, diverse volte, nella fase ai gironi, o, comunque, sempre prima delle semifinali, a parte in altri due casi: prima nel 1990, in Italia, contro la Germania di Brehme, in finale, poi, come tutti sappiamo, quest’anno, in cui, sempre i teutonici (che, guarda caso, sono stati giustizieri degli argentini nei quarti di finale delle due ultime rassegne mondiali) si pareranno loro di fronte nuovamente nell’atto finale.

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