Giorno 37. Germania Campione. Deutschland über alles.

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24 anni dopo la Germania è campione del mondo, ancora una volta contro l’Argentina, come nel mondiale italiano del ’90, ancora una volta per 1-0, grazie ad una rete nei supplementari di un ragazzo del ’92, Mario Götze. Grazie a questo successo cade un altro tabù, quello di una squadra europea a vincere un mondiale in Sudamerica. Un risultato frutto di un progetto nato 8 anni fa e delle idee di un tecnico giovane come Loew capace di portare sul tetto del mondo un gruppo di giocatori straordinari. Una Germania figlia della programmazione, figlia della multietnicità, capace di non scoraggiarsi di fronte alle delusioni, alle sconfitte, alle eliminazioni. Una squadra che a differenza del passato non è solo fisicità, ma è anche acune tattico, grande qualità, sacrificio, collettivo e grande cuore. Schwensteiger eroico, Götze da bambino prodigio a match-winner di una finale mondiale a conferma di un mix di “vecchi” e giovani destinato a far bene anche in futuro. Una vittoria che deriva dal lavoro, dalla dedizione e dal cambiamento. Va dato merito all’Argentina di aver lottato fino alla fine, di aver risposto colpo su colpo agli attacchi tedeschi, di aver interpretato al meglio la gara riuscendo ad essere più pericolosa e ad avere le occasioni più nitide. Purtroppo quello che è mancato alla Seleccion in tutto il mondiale  è stato il reparto offensivo, con solo 7 gol realizzati e con i vari Higuain, Aguero, Palacio, mai decisivi e troppo discontinui. Poteva vincere l’Argentina, ha vinto la Germania con merito. In tutta la competizione è sembrata la squadra più forte, quella che ha espresso il miglior gioco, quella più completa e quella con più giocatori capaci di determinare il risultato. L’Argentina è ancora troppo Messi dipendente, un campione che nelle partite importanti non riesce ad essere decisivo come nel suo club di appartenenza. La partita può essere rassunta così: Germania concreta e letale, Argentina sprecona.

2404989_big-lndPrimo tempo intenso e combattuto con capovolgimenti di fronte ed occasioni per entrambe le squadre. Germania che inizia gestendo il possesso palla senza però dare l’impressione di riuscire a controllare agevolmente il gioco. Tedeschi che provano a fare la partita ma concedono pericolosissime ripartenze agli argentini, schierati con grande sapienza tattica dal ct Sabella. Grande densità a metà campo, squadra cortissima e un pressing asfissiante che comincia dalle due punte, sono le armi messe in campo dall’Albiceleste nella prima parte di gara. Prima occasionissima per Higuain, prontissimo ad approfittare di un retropassaggio insensato di Kroos, ma poco freddo nel concludere, tanto da divorarsi la rete del vantaggio, solo davanti a Neuer. La squadra di Loew prova subito a rispondere, sfruttando le giocate dell’eterno Lahm, che con i suoi cross prova ad innescare la torre Klose, ben controllato da una difesa argentina impeccabile. Messi si fa notare per una serie di accelerazioni, ma il giocatore capace di spaccare la partita è il Pocho Lavezzi, quello che più di tutti incarna lo spirito dell’Albiceleste. Lavora tantissimo, si sacrifica per la squadra, pressa i macchinosi difensori tedeschi e dalle sue iniziative e dai suoi cambi di ritmo nascono le occasioni più pericolose per l’Argentina. Suo anche  l’assist per Higuain che trova il gol, ma in netta posizione di fuorigioco, prontamente segnalata dall’italianissimo Stefani. Tedeschi contratti, molto confusionari ed anche particolarmente fallosi, in una partita dura, spigolosa ma corretta. Argentini più pericolosi, ma proprio nell’ultimo minuto di recupero i teutonici confezionano la più grande palla gol del primo tempo. Su calcio d’angolo Howedes impatta alla grande di testa centrando il palo a Romero battuto. Partita viva, apertissima e molto equilibrata. Il secondo tempo si apre con la sostituzione di un positivo Lavezzi, probabilmente messo k.o dai soliti problemi muscolari e l’ingresso del Kun Aguero, con conseguente cambio di modulo per la squadra di Sabella. Dopo 2′ grande occasione per Messi che incrocia troppo e mette di poco a lato. Partita che si incattivisce e il nostro Rizzoli ha il suo bel da fare per tenerla in pugno. Molta confusione da entrambe le parti e spettacolo che inevitabilmente ne risente. Messi si accende in un paio di occasioni ma Neuer è attento. Argentini senza dubbio meglio fisicamente mentre i tedeschi sono apparsi stanchi, disattenti e molto prevedibili. Le squadre ci provano fino alla fine ma i tempi supplementari sono inevitabili. Per la terza volta consecutiva la finale mondiale va ai supplementari. Inizio pirotecnico con occasionissima per Schurrle (tiro troppo cenrale) e due ripartenze argentine fermate da due grandi interventi difensivi di Hummels. Palacio ha la palla del vantaggio ma spreca incredibilmente davanti a Neuer dopo un primo controllo rivedibile. Partita durissima, per veri guerrieri, come Schweinsteiger pronto a farsi suturare a bordo campo pur di rientrare ed aiutare i suoi compagni ed accolto da una fantastica ovazione. Al 113′ la Germania trova scoperta, per la prima volta, la difesa argentina sulla sinistra con Schurrle che crossa in mezzo, Goetze stoppa di petto e senza lasciare cadere il pallone colpisce al volo: Romero è battuto. Gran gol e Germania in paradiso. A decidere due ragazzi entrati dalla panchina a testimonianza della profondità e della bontà della rosa tedesca. La Germania con questa vittoria raggiunge l’Italia nell’albo d’oro del Mondiale con 4 successi. Una felicità composta quella tedesca nonostante l’impresa di vincere un mondiale in casa dei pentacampeao. Di contro il pianto degli argentini, il pianto di un popolo intero che sperava di vincere in casa degli eterni rivali brasiliani e che invece è costretto a rimandare ancora l’incontro con la storia. Appuntamento tra 4 anni in Russia con l’Italia pronta a ripartire e a prendere ad esempio il vincente modello tedesco. Bye Brazil.

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Dante Mainiero

Direttore responsabile della testata. Giornalista pubblicista dal 2009. In passato ha collaborato con "Buongiorno Irpinia". Grandissimo appassionato di calcio, anche se non dichiara apertamente la sua fede.

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