Occhiali Da Sole Simili Ray Ban

Finita la seconda guerra mondiale, divisi i suoi destini da quelli di famiglia, egli intraprenderà una propria strada autonoma sia in teatro sia al cinema: sul grande schermo, in verità, concedendosi sovente a prodotti commerciali poco adatti a metterne in luce le non comuni qualità. Fanno eccezione Luci del varietà (1950) di Fellini/Lattuada, dove è uno straordinario capocomico; Policarpo, ufficiale di scrittura (1959) di Mario Soldati, in cui indossa i panni d’un pignolo capoufficio; Le tentazioni del dottor Antonio, episodio di “Boccaccio ’70” (1961) ancora firmato da Fellini, che lo vede ragioniere moralista e bigotto. Ma i risultati migliori li ottiene senza dubbio nel sodalizio quasi decennale con Totò, che produce tra il ’55 ed il ’63 ben 14 pellicole: l’unico Nastro d’argento della sua carriera gli viene assegnato quale attore non protagonista per Totò, Peppino e i fuorilegge(1956).

Fra luci al neon e fiches puntate, il film di Robert Luketic mette in scena il fascino della perdizione e della marginalità, lo spazio residuo di un mondo quasi solo maschile dove è ancora possibile giocarsi il carattere e il futuro. Il gioco del blackjack è una perfetta metafora della lotta per la vita, del sistema competitivo, spietato, eppure eccitante, dell’America, uno spazio simbolico dove investire, rischiare e mettersi in gioco. Per il giovane protagonista il blackjack diventa un modus vivendi, una professione a tempo pieno e una pratica normale di sopravvivenza per far quadrare i conti e rimettere i debiti quotidiani.

Ne L’inventore di favole (per una volta i titolisti italiani si salvano in corner, anche se l’originale Shattered Glass resta preferibile, visto l’amabile gioco di parole con il cognome del protagonista) parla non sono della ascesa e della caduta di uomo, ma anche e soprattutto della libertà di stampa e dell’etica nel giornalismo, valore essenziale, ma spesso dimenticato, in un mondo dominato dalla comunicazione. Semplicemente perfetto il giovane cast nel quale spiccano la brillante performance di Hayden “Anakin” Christensen e soprattutto quella del promettente Peter Sarsgaard.Chiaramente non siamo ai livelli di Quinto Potere, Prima Pagina o Dentro la notizia, giusto per citare i film “giornalistici” più famosi, ma il clima redazionale tipico delle riviste di successo, l’untuosità di certi ambienti, la boria tipica dello scribacchino famoso ed il fatto che l’etica professionale venga spesso messa da parte per favorire la propria carriera, sono elementi descritti molto bene e tristemente attuali. E non solo in America.Shattered Glass è davvero un buon film.

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